|
|
| Tecnica |
La tecnica di costruzione del violino non è
cambiata da quando i primi grandi liutai cremonesi cominciarono la loro attività. Da
notare, però l'allungamento del manico e la sua inclinazione maggiore, una catena più
lunga e più forte per sostenere la pressione superiore delle corde. Alla fine del
settecento, in effetti, si è passato dallo strumento barocco a
quello moderno. È molto curiosa l'evoluzione empirica degli strumenti a corda. In effetti,
risalendo nel tempo ancora ben prima dei famosi liutai come Amati, Stradivari...si potevano
trovare degli strumenti con la catena, in mezzo alla tavola, ricavata nella massa del legno.
Col passare del tempo e a forza di numerose prove dovute all inventiva dei nostri antenati,
la catena si è spostata verso il piede dei bassi del ponticello per finirci proprio sotto.
A questo punto però, il suono era sbilanciato ma qualcuno ebbe l'idea geniale di introdurre
nel violino la notissima anima, questo cilindretto di abete che viene incastrato tra il fondo
e la tavola. Sapendo che senza questa, il violino non suona, bisognava proprio pensarci.
Per quanto riguarda gli arnesi, si sono evoluti,
migliorandosi , la qualità dell'acciaio è cresciuta: abbiamo a disposizione un materiale molto più
duro che tiene l'affilatura più a lungo. Certi macchinari come la piallatrice, la sega a nastro, il
trapano etc, ci danno una mano per sgrossare i nostri legni.
Per quanto riguarda la materia prima, il legno,
non è cambiato. Usiamo sempre l'acero e l'abete. L'ambiente della liuteria è molto tradizionale
anche perché i musicisti non richiedono cambiamenti nelle forme del violino. Si cerca invece
sempre più potenza nel suono. Infatto il "la" è salito di mezzo tono rispetto al passato.
All'inizio del secolo, dei liutai come Savart, Chanot ed altri, hanno proposto dei violini
di forma più o meno diversa con buoni risultati acustici ma senza successo presso i musicisti.
|
|